venerdì 20 febbraio 2009

Babele


In una piazza attendo il mio cambio di autobus. Ballonzolo, un po' di freddo e un po' di musica. Qualcuno ha messo una bandiera da pirata sul balcone di casa. Sul serio. P.zza Leopoldo, isola dei pirati. La rivoluzione tranquilla è sempre più vicina.

È presto, ma sembra tardi: la mia città è appesa ad un pallone. Salgo sull'autobus, "io", minoranza dalla pelle bianca. Non stanno in piedi dalla fatica, "loro", e i figli che si portano appresso. Sale un'andina con un passeggino, l'aiutano tutti a superare il predellino, con effetti comici. Una Babele.

Sento freddo, mi alzo il colletto di ecopelliccia, che poi sarebbe un modo carino di dire "plastica". Mi sento a casa, ma pure a Berlino. Più tranquillo che ad un simposio di commercialisti. Vera o finta, questa pelliccia fa il suo. Quasi mi addormento.

Buonanotte, madonna fiorenza.

lunedì 16 febbraio 2009

Io sono metà


Perché continuo a fissare il telefono? Che cosa farò giovedì? E domani? Devo leggere, studiare, pagare, bere, fumare, ridere, svuoto la lavastoviglie, è finito il sale nella lavastoviglie, ridere ancora più forte, scegliere rivestimenti per case che non voglio abitare, guarda sembra una metafora, ma anche no, mangio, in piedi, ora mi siedo, aspetta, tendo la lavatrice, torno alla cena, mi alzo ancora sbuffo, spazzo, accendere la radio spengere la radio, "coso" ha vinto le primarie, prendo nota, che culo, scorro la rubrica, controllo email, prendo il caffè, stampato l'estratto conto. Sticazzi. Chiamo mia madre, meglio dopo, chiama lei all'istante. Stavo per chiamarti, sono vivo, domani vengo a cena, scusami ora ho da fare. Che ore sono le otto? Rimetto il sale nella lavastoviglie, ancora le otto? Rabbocco il brillantante, ama la tua lavastoviglie, io amo la mia lavastoviglie. Esco, forse sto in casa, chiamo qualcuno da me? Faccio la lista della spesa, ricontrollo tutto due volte, "sale lavastoviglie (2X), rollino deodorante, roba da mangiare", studio un capitolo per i prossimi esami, click click click click, mettere venti film che non vedrò in download, faccio un giro per casa, annoto stuzzicadenti sulla spesa, aperti una decina di social network, pregusto sagaci commenti fottuta serata lenta pure sulla fottuta intenet. Mettiamo musica. Piango, fermo. Io sono metà. Mi è arrivato un sms.

domenica 15 febbraio 2009

Lasciversario (S. Adamantino)


- quando hai il raffreddore tutto sa di patata (M) questo significa che non si possono gustare i sapori della vita se non si è predisposti (Ale). via Twitter

- mi piace parlare con te, e passo delle belle serate. D'altra parte mi domando in quale modo sia giusto ... terminarle! ;) (Ale). beh,l'ultima volta non mi sei sembrato cosi dubbioso! ;) in sincerità, credo di aver formulato anche io un pensiero simile, che però si è subito accostato al seguente: la questione è come terminarle, e quindi, non facendole, il problema sarebbe estirpato alla radice. (V) Beh, adesso ti lascerei per un panino. (A). Non ero mai stata lasciata per un panino! ;) (V). via Facebook

- ragazzina, madre, piangi e passa; davvero non posso, curarti da me stesso (Ale). Handwritten

- C is listed as single. prendiamola a ridere: evidentemente era TROPPO complicato! :) (Ale). via Facebook

- Ciao. Aspetto un bambino (L). C'è forse un qualche messaggio implicito che dovrei cogliere? (Ale). No no, ho fatto i conti. (L). Abbeh! Allora ... tanti auguri! (Ale). per telefono

- Potremmo passare quindici anni insieme senza mai annoiarci, ma non credo che ci ameremmo mai (Ale). Sono contenta che l'abbia detto tu per primo! (A). a voce

- perché, al contrario di te, per me le relazioni non sono battaglie, non sono guerre. tu hai voluto iniziare una guerra. Perturbazioni? Questa è violenza. (S). via Facebook

- Vorrei usare questa parole x aggiornare il mio stato
oggi... regalami questa poesia... Cosa ti costa fingere che sia per me?? Quanto ti costa dirmi una bugia??...... (P). via Facebook

B> ... ciao
B> che dire?
Ale> che è stato bello
(skype message: you are now offline)


http://it.wikipedia.org/wiki/Adamantino

Adamantino è un termine usato per indicare le qualità tipiche del diamante in particolare la durezza e la purezza ma spesso trasportate anche sulle qualità morali di una persona come la fermezza, l'integrità o la irreprensibilità. La parola deriva dal termine latino adamantinus o adamas che veniva usate per indicare appunto il diamante.

Così ci rende l'amore vero. Per questo non potetti fare altrimenti. Poi mi scheggiai franto.

[bagno di casa, un anno fa]

E' S. Valentino. E le persone parlano d'amore, anche quando non c'è più. (Ale). .... (G). a voce

[cyberspace, tempo presente]

E' S. Valentino, è Capodanno. La serata? Meglio di quello che pensassi. (Ale). non rinunciare al fuoco anche se fatuo (G). nella vita è importante tanto quello che si trova che quello che si perde (Ale). via Gmail/SMS


ps Oggi ho una fame infinita, un sonno infinito.
Oggi ho tagliato un cognome dal campanello. Non è stato facile lasciare "quasi tutto" per "quasi nulla", ma non temere, l'ho incollato sulla scrivania. Sarà sempre, più o meno, con me. I will not settle for less.

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lunedì 9 febbraio 2009

Fughe da fermo


Avessi un euro per ogni cazzata che ho fatto quest'anno sarei più ricco di B., ma ne avrei comunque e sempre sparate meno di lui. La cosa mi consola: le mie cazzate hanno un peso specifico (monetario) maggiore di quelle del suddetto. Son soddisfazioni, pure se mi sono distratto adesso.

Mi capita spesso ultimamente, penso sia un meccanismo di difesa contro questo paese rumoroso cafone e deficiente che nonostante questo è comunque migliore della sua classe dirigente, e, almeno in media, è perfettamente consapevole che non si possono non far morire i morti per decreto ministeriale (grazie Ascanio!).

A questo punto, mi aspetto solo un miracolo italiano, non proprio nuovo, ma almeno tenuto bene: uno zoppo che cominci a vedere di nuovo, qualcosa così, un po' naif, o forse pop. Andrebbe bene la "prova del cuoco".

Mitica visione di carne che respira, in ostensione mistico-televisiva, corpo svuotato da psiche/anima e cucinato sull'altare della nostra distrazione.

Popolo cannibale e bue: mangiatene tutti, del suo, e noi ben lo facciamo, e per contorno, ci mettiamo pure del vostro, ma non pensateci adesso, non pensate proprio; punto.

Assaggiate piuttosto anche un po' di questa famiglia a cui è negato, oltre che il rispetto, persino il lutto. Fate questo in memoria di me.

Certamente. Spero vi si secchino in bocca, queste parole. Non ne siete degni: per quanto mi riguarda il cristianesimo è morto con Cristo. Voi invece, state ancora troppo bene per i miei gusti: a questo mondo, non c'è giustizia, e speriamo meglio per il prossimo.

Vomitato lo schifoso pasto, parliamo adesso di me (che novità!), magari è meglio.

E insomma, ci risiamo, ai blocchi di partenza. Ci si mette nella condizione di fare del bene e del male alle persone. Poi, di questo onere/onore si farebbe anche volentieri a meno, ma ciò che deve essere detto, prima o poi è bene che si dica.

Un discorsetto, mezzo preparato, ma sincero, piccolo danno, calcolato, per non farne di più grandi, soprattutto a se stessi. Peccato. Davvero ce lo meritavamo qualcuno, però in separate sedi.

Stavolta però, un elemento di novità interessante. Lo taccio, per amore del teatro, per assicurarmi un seguito, e ecco, del me ho parlato, e, adesso, possiamo venire al noi. Noi?


lunedì 2 febbraio 2009

Nanabake



Gli haiku partono, si allontanano e infine tornano.
La storia di noi tutti, in poche sillabe.

James Hillman (2001). Il piacere di pensare (conversazione con Silvia Ronchey). Rizzoli Editore.

[...]

Lei: Può farci un esempio di poesia giapponese in cui si esprime la psiche oggettiva?

Lui: C'è una raccolta di poesie sulla morte, eccola qui, la porto in tasca. Poesie scritte da poeti di haiku e monaci zen appena prima di morire. Una sorta di ultimo pensiero, di ultimo addio, di ultima preghiera. Bairyu, che morì nel 1863, scrive:

Ortensia,
tu cambi e cambiando torni
al tuo colore originario

Questo semplice richiamo a un fiore che in giapponese di chiama nanabake o "sette cambiamenti" dice un'intera storia: tutte le vicissitudini della vita trascolorano nell'essenza originaria al momento della morte.

[...]

Si impara sempre qualcosa, studiando, pure se spesso non c'entra niente con i libri che si hanno sul tavolo. Ortensia, in giapponese Nanabake, "sette cambiamenti", non lo sapevo, e ora che lo so, potrò magari partire dal principio del mio, dei "libri dei mutamenti" che in definitiva tutti siamo: da me bambino, e da mia nonna materna. Ho scritto molto della mia infanzia, ma lei, ingiustamente, fino ad adesso l'avevo trascurata. L'occasione, arriva sempre.

Guardacaso le sue ortensie, in enormi vasi, riempivano la terrazza della casa popolare in cui viveva, e in cui passavo praticamente tutti i fine settimana.

Ricordo benissimo la sua cucina economica, piano di ghisa ad anelli concentrici, perenne sobbollire di pignatta, minestra di pane e cavolo, la brevettata ribollita che crebbe diversi figli, suoi, e pure altrui; minestra a parte fece praticamente tutto da sola a causa di un marito prima invalido, e poi precocemente scomparso.

Una volta, ero solo con lei, bambino, quando la chiamarono al telefono per dirle che suo figlio minore, il mio zio ex frikkettone, ora berlusconiano, aveva avuto un brutto incidente. Era uno scherzo, ed probabilmente il mio primo incontro con la cretineria delle persone. Uscii di casa, verso la piazza, fermamente convinto che avrei scoperto il colpevole, ma non ci riuscii mai. Mi è rimasto il dubbio che l'avessero fatto a causa mia, però.

Di lei mia madre ancora racconta il funerale, gremito di giovani, e "vedessi quanto piangevano", un vero evento in cui il paese è davvero un "paese". Morì cucinando, e non poteva essere diversamente, a causa di un infarto, ma, lo preciso, non il giorno dello scherzo, e pure, pensandoci, sarebbe potuto succedere, evidentemente.

Tanto, prima o poi, li becco: parto lento, ma alla fine, arrivo quasi sempre. Un diesel, per capirsi! Di questi giorni, in effetti, l'idea di farmi un ex libris con lepre&tartaruga. Me lo regalo per la tesi, ma non divaghiamo.

Sotto le ortensie, un cortile, lo ricordo enorme, e probabilmente non lo era affatto, con un muro, conseguenti ragni da cavare dai buchi, piante di menta piperita, sfortunatamente così troppo simile all'ortica, almeno alla vista. Il tema del lunedì, alle elementari, raccontare la
domenica, praticamente un esercizio di stile: le mille sfaccettature di una corte, viste da un bambino. Povero me, e povera maestra.

Una volta, mi mandarono al cinema, ma non mi divertii tanto, ero solo, e dietro di me un gruppo di bulletti ebbe modo di testare abbondantemente la novella fionda "omaggio patatine Pai". Io, stoico, mi allenavo per il grande incassatore che sarei poi diventato. Bene così, e poi, giuro, il film era Guerre Stellari, non ricordo quale episodio. Ragazzini, prendete nota. Il nonno qui presente ha visto Guerre stellari al cinema, e portate rispetto!

Ci poi sono passato davanti, a quel cortile, molti anni dopo, sorprendendomi che il verde di ringhiera non fosse mutato di un sol tono. Niente ortensie però, che peccato.

In quel periodo viaggiavo molto, promozionando libri per l'editore per il quale, diciottenne, lavoravo.

Immerso nei libri ne ricordo pure uno con una caffettiera, rossa e strana sulla copertina, uno dei primi che "presi a prestito" dall'enorme magazzino in cui mi rifornivo. E' ancora nella mia libreria. Decisamente più carino de "L'interpretazione dei sogni", che avevo ordinato al Club degli Editori qualche anno prima, più che altro per darmi un tono.

Ad averlo saputo, come finirò, come spero di finire, forse potevo ancora salvarmi, magari appassionarmi di filatelia, ma ormai, ho idea sia tardi, e poi, diciamocelo, i francobolli noiosi lo sono stati sempre e, in più, da quando la celerità è obbligatoria, sono diventati pure tutti uguali. Sopravviveranno al decennio?

Segni del tempo, si potrebbe pure dire: chi saprà tra 10 anni, o 10 giorni, che il campo "cc" delle email significa in effetti "carbon copy"? Da rifletterci, ma neppure troppo, che il tempo corre veloce, e non è bene sprecarlo.

Ecco, mi fermo, altrimenti rischiamo di fare notte, cullati da questi ricordi infantili, non falsi, spero,
ma chi può dirlo, a questo punto?


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