mercoledì 12 marzo 2008

Delitto e Castigo


Una delle mie aziende, Media House, nella quale non operavo da tempo, è stata coinvolta nel brutto fallimento di un gruppo industriale fiorentino, avvenuto nel 2002.

Sapevo che sarebbero venuti a cercarmi, qualche cazzata negli anni della mia gestione l'avevo fatta, e di conseguenza ho passato tre anni murato in casa ad aspettare quello che pensavo sarebbe stato l'inevitabile arresto, macerandomi nella vergogna, nelle paranoie e in paure che adesso non ho nemmeno voglia di ricordare.

Quando stavo iniziando a non pensarci più, Il giorno prima della firma dell'atto di acquisto della mia prima casa, il postino, e non la forza pubblica, si è infine presentato alla mia porta con un avviso di garanzia di craxiana memoria.

Contro ogni evidenza, dopo un primo momento di sconforto, mi sono sentito finalmente sollevato; perlomeno quell'attesa snervante era terminata, in qualunque modo fosse poi finita la questione.

Due anni kafkiani nella folle circo della giustizia italiana, qualche migliaio di euro di avvocato e infiniti dubbi sulla strategia processuale da seguire, e, infine, ho accettato un patteggiamento a 18 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena per falso in bilancio, appropriazione indebita e varie altre imputazioni, alcune vere, altre false.

Il tutto è avvenuto in una piccola stanza del fatiscente tribunale di Firenze, in piedi davanti alla scrivania di un giudice ricoperta di faldoni, sotto la foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (altro che crocifisso).

Dietro di me, e intendo dire proprio dietro, almeno altri dieci imputati con i relativi avvocati in attesa del loro turno in puro stile salumeria coop, fatta salva l'assenza del numerino regolacode. Cinque anni di travaglio e in dieci minuti era tutto finito.

Realtà e cinema, almeno in questo caso, sono davvero diversi.

Quindi, per la cronaca, chi vi parla è un pregiudicato, finalmente pronto per la carriera politica.

Alcuni miei soci e colleghi non sono stati così fortunati, e, anche se per brevi periodi, hanno conosciuto il carcere.

Uno in particolare in carcere si è anche ammalato, morendo di tumore giusto qualche mese fa.

La storia che vi racconto oggi però è quella di SB, vivo, vegeto e ancora sulla breccia.

Tutti noi abbiamo almeno due padri: uno ce lo assegna la natura, l'altro ce lo scegliamo da soli.

SB è uno dei miei padri professionale, non fosse altro per il fatto che nessun altro al mondo mi ha mai preso a pesci in faccia con tanta assiduità e dedizione.

Ho voluto intervistarlo, via email, in merito a questa sua esperienza di vita che mi sembra significativa allo scopo che questo blog si prefigge.

Ecco il risultato, un grazie ad SB, e ricordate che il carcere, se non altro, è un ottimo posto per ... studiare!


AF - Come vivevi prima dell'arresto?
SB - In vacanza in Sardegna sulla mia barca, come pensi che vivevo ?

Immaginavi che sarebbero venuti a prenderti?
Ma neanche lontanamente, non mi sfiorava neanche il dubbio che fossero vere le chiacchiere che avevo sentito in giro che mi indicavano come indagato d’onore!

Le attribuivo a una delle tante leggende metropolitane nate sul mio conto. Se uno fa il ladro, deve aspettarsi da un momento all’altro la guardia. Ma poiché io ladro non ero e non sono, non mi aspettavo certo un arresto, semmai qualche domanda come testimone sulle vicende di cui ero in parte informato…

Quando e come è successo?
Un maresciallo della finanza mi ha cercato a casa, mia madre mi ha chiamato, ero appena riemerso da una nuotata sott’acqua, e me lo ha passato Il maresciallo mi dice che deve vedermi per farmi alcune domande ma non mi può dire a telefono di che si stratta. Mi fissa dunque un appuntamento per il successivo martedì. Io dopo 3 giorni porto la barca in porto a Olbia, prendo un volo e arrivo a Firenze il giorno prima dell’appuntamento fissato. All’aeroporto, davanti alla mia compagna ed ad un amico mi chiamano da una parte e mi mettono in mano il mandato di arresto.

Che cosa hai provato in quel momento?
Li per li non capivo se era uno scherzo o se stavo sognando, non era reale, quello che era scritto in quel fascicoletto di fogli che decretava il mio arresto era assurdo, non solo falso.

Frustrato per non poter difendere me stesso e la mia dignità.

Quando il mondo ti crolla addosso, ecco come mi sentivo.

Che cosa puoi dirci del tuo ingresso in carcere e quindi in cella?
Alle 16 mi arrestano, mi portano in auto con 3 agenti prima invia Cocchi dal colonnello della finanza che dirigeva l’operazione, sequestrano tutto quello che ho nel portafoglio, poi mi portano in un luogo che non ricordo,in centro, a fare la “scheda” foto profilo etc. etc. Il luogo è chiuso per disinfestazione da influenza aviaria, assurdo!

Allora chiamano i carabinieri e mi portano in Borgo Ognissanti dove dopo ore rintracciano l’addetto ai computer della scientifica. Alla fine, affamato e stanchissimo, alle 11 di sera mi portano a Sollicciano dove mi schiaffano, si mi “spingono” dopo avermi ammanettato, questo è il regolamento, denudato e perquisito, dentro una cella “di passaggio”, perché l’ora era troppo tarda per una cella normale. Per terra ci sono escrementi e vomito dappertutto.

Una puzza tremenda. L’unico punto meno lercio sono le sbarre della porta. Ho passato la notte appoggiato alle sbarre, in semi incoscienza, ho rimosso i pensieri, non ricordo altro che il mattino presto, quando finalmente hanno aperto la gabbia e mi hanno portato in una cella “abitata” da altri 3 detenuti e consegnato pigiama, asciugamano e lenzuoli puliti

Quanti giorni vi hai trascorso?
Diciotto

Che ambiente e che umanità ci hai trovato?
Ambiente pulito, stretto, caldo. Molta umanità, ci sono tipi dai quali è bene stare alla larga ma la maggior parte del reparto dove stavo erano simpatici ed affabili. Alcuni uno spasso, divertentissimi. Ricordo un “truffatore” che assomigliava moltissimo a Totò Faceva morire dal ridere a raccontare tutte le truffarelle che ha messo in piedi nella sua vita…

Come trascorrevi le giornate? Quali le routines e i tuoi pensieri?
I primi 3 giorni in branda allibito, aiutato e coccolato psicologicamente dai compagni di cella, tutti e tre bravi ragazzi sebbene imputati di reati come d'altronde ero io... poi in “socialità”, mangiare e parlare, guardare la tv e pensare. Mi sono letto "La metamorfosi", tanto per rallegrare la situazione. (vedo che Kafka va forte tra chi passa queste vicende, a questo punto potevi andare su "Nella colonia penale" ... così ti davi il colpo di grazia!)

Ho appeso la foto della mia ragazza alla parete accanto alla mia branda, come nei film, ma solo li ho capito quanto importante sia rimanere attaccato a qualcosa di tuo, di familiare, che ami. La mancanza di libertà la si capisce solo quando la si prova e i risvolti psicologici e le conseguenze vi assicuro che non sono prevedibili razionalmente. Ho scritto su un foglio il luogo dove sarei andato appena uscito, e ogni giorno ci pensavo. Gli ultimi giorni li ho passati a studiare le carte del mio fascicolo e gli interrogatori dell’imputato che mi aveva accusato sperando di togliersi la responsabilità dalle sue spalle. Dovevo prepararmi per l’interrogatorio del PM.

La tua famiglia, i tuoi amici, ti sono stati vicini?
La mia famiglia si, non appena ha potuto perché i primi 4 giorni hanno negato a tutti il permesso di visita. Gli amici solo un paio, gli unici rimasti dopo l’arresto, gli altri 3.000 si sono volatilizzati nel nulla. Ma non mi aspettavo diversamente, si sa quando uno cade in disgrazia…

Quando hai saputo che saresti uscito, come hai reagito?
Non l’ho saputo che sarei uscito, ho lottato come un leone per ottenere la mia liberazione e l’ho ottenuta dal PM alla fine dell’interrogatorio in carcere dopo una lunga discussione iniziata con un suo “non si aspetti che decida di mandarla a casa oggi qualunque cosa mi dica”, bene risposi, parliamone e poi vediamo.

Alla fine aveva ragione, non andai a casa quel giorno perché ci vuole un giorno di tempi tecnici ma quel giorno seppi che il giorno dopo sarei uscito. Non passavano mai le ore, una notte eterna….

Cosa hai fatto immediatamente dopo la scarcerazione?
Sono stato chiuso in casa 3 giorni con la mia donna… Poi in giardino, agli arresti domiciliari per un’altra quindicina di giorni.

Come si è conclusa la tua vicenda processuale?
L’ho forzata con un patteggiamento perché non me la sentivo di affrontare un processo costosissimo in termini economici (si parla di diverse centinaia di migliaia di euro), e ancora più costoso in termini psicologici visto che almeno una decina di anni sarebbe durato.

Avevo un progetto di vita diverso rispetto a dedicare le mie energie a una stupida vicenda che con me non aveva molto a che fare. Ho scelto il patteggiamento anche se ho dovuto buttare giù un boccone molto amaro per il mio orgoglio. (ti capisco perfettamente)

Adesso dove e come vivi, e a posteriori cosa pensi di questa esperienza?
Tutto ciò che non uccide fortifica diceva Ferro e non solo lui. Ameno ora non ho più paura di essere imprigionato, so già come è e cosa aspettarmi.

Vivo all’estero perché le opportunità di business in Italia sono diminuite molto e perché non sarebbe stato facile rifarmi una immagine in breve tempo dopo lo “sputtanamento” subito su tutti i giornali nazionali (e anche sui telegiornali).

La cosa curiosa è che oggi il mio business (gestisco investimenti e patrimoni immobiliari per italiani facoltosi) si basa proprio sulla fiducia che gli investitori ripongono su di me, strano no ?

Eppure sono stato in galera per concorso in bancarotta fraudolenta ! Qualcosa mi sfugge…sono onesto o un ladro ?

Chi ha fatto indagini di anni su di me, con intercettazioni e pedinamenti, ha avuto modo di appurare se ero degno di fiducia ed ha deciso che era meglio mettermi in galera (quindi devo pensare che avesse ragionevoli dubbi sulla mia innocenza).

Chi oggi mi affida milioni di euro invece sembra fregarsene del giudizio di cui sopra… Eppure sono i suoi di euro e mica li affida a chiunque… Certo che il mondo è proprio vario.

Chi avrà ragione ? Ai posteri la sentenza (non proprio ardua).

C'è qualcosa che vuoi aggiungere in merito a questa vicenda?
Si, che queste vicende non sono facilmente comprensibili. Certe frasi che leggevo nei giornali le ho comprese solo dopo esserci passato. Chi ha un figlio sa cosa prova e cosa significa, prima di averlo non poteva neanche immaginarsi dal racconto di terzi. Nello stesso modo, l’umiliazione che si prova ad essere ingiustamente condannato prima di un processo è inimmaginabile per chi non l’ha provata. Si perché di questo si tratta, sei condannato dai media, dai conoscenti, dagli sconosciuti, sebbene nessuno abbia ancora e mai provato che eri colpevole di qualcosa.

In quel periodo, ho dovuto minacciare di chiamare i carabinieri per prelevare del denaro mio da un mio conto in banca. Auguro a chi ci si trova in questa situazione di uscirne il prima possibile. Io ci ho messo 3 anni per uscirne quasi del tutto… e l’idea che mi sono fatto è che se fossi stato colpevole, sarebbe successo proprio la stessa cosa, ne sarei uscito proprio nello stesso modo (patteggiando la stessa pena) ma… con grande soddisfazione invece che umiliato.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

ancora una volta (leggendo questo post) e provando (ahimè ormai usuale) sensazione di soffocamento...affermo e sottoscrivo ke viviamo proprio in un paese di mmmm...a!!!...mi vergogno di fanne parte...se espatriassi?...migliorerebbe la situazione???
un sorriso
martinamg.splinder.com