martedì 12 gennaio 2010

Parameters - Ani DiFranco

passano 33 anni e neanche una volta torni a casa e trovi un uomo seduto nella tua camera da letto che è un uomo che non conosci che è venuto da lontano a consegnare un messaggio molto preciso: chiudi a chiave la porta sul retro, idiota, Per quanto invincibile tu ti possa sentire ti sbagli passano 33 anni e rallenti il ritmo degli incubi da adolescente i tuoi seni pendono come quelli di una donna e le ombre non ti fanno sobbalzare ti fermi, invece, semplicemente ad ammirare quelle che ondeggiano con la grazia di alberi che danzano sotto i lampioni e cammini per la casa senza accendere le luci sicura dell'angolo fra la porta e il tavolo fra il tavolo e le scale sicura del numero dei passi sette fino al pianerottolo due per svoltare a destra poi altri sette sicura che scorrerai serenamente sul tapis roulant della memoria da una parte all’altra della tua stanza e collasserai con un sospiro nel tuo letto mentre le scarpe cadono thunk thunk sul pavimento e non ci sarà nessun estraneo all’improvviso seduto lì da chissà quanto seduto su quella che di certo tocca il fondo nella tua collezione di sedie più scomode con uno sguardo folle nei suoi occhi e mani che non riesci a vedere che tengono che cosa? non lo sai tanto sei sicura del ritmo infinito di tamburo del tuo isolamento che sei penosamente lenta ad adeguarti se non altro perché Il tuo non è quel genere di storia ma inevitabilmente, la vita non sa dimostrarsi all’altezza dei film niente pallottole a infrangere i vetri invece la paura si siede pazientemente e quasi ti sorride quando finalmente riesci a vederla anche se l’hai fatta aspettare per 33 anni adesso è entrata in casa con quest’uomo e ti ha riportato manciate di incubi da adolescente anche se ti pare di vedere, nella tua ingenuità che egli in mano non ha niente e questo ti procura sollievo in quel momento impreparata come sei, davvero, all'idea che anche quando ti sei abituata da anni ai parametri quelli possono tutti cambiare mentre una sera sei fuori a berti qualcosa con un amico può darsi che una grossa mano stia girando una grossa manopola Cambiando canale ai tuoi sogni fino a quando non ti ci ritrovi persa dentro e guardare la tua vita quotidiana con l’audio spento e, naturalmente, avendo per prudenza abbassato la fiamma che hai sotto gli occhi ci sono più ombre intorno a tutto ombre di quelle lugubri e incombenti e la tua vista è una torcia con la batteria mezza andata che devi portarti tremante fino al gabinetto esterno la tua solitudine si leva come lo spirito dei morti che presiede al tuo presunto riposo che in realtà non è sonno affatto ma una posizione da dormiente e una serie di rumori sospetti un tubo che sferraglia un ramo che scricchiola i passi di un gatto tutto questo e forse il fruscio della pelle morbida del cappotto del tuo intruso mentre lo accompagni passo passo di nuovo alla porta dopo averlo convinto a non saltare dal davanzale di una pessima idea morbida pelle, piedi lunghi, occhi a mandorla il tipo di dettagli che ti chiederà più tardi il poliziotto con il verbale e la pistola nel tuo salotto

Grazie ad Andrea Valenti per la traduzione


giovedì 7 gennaio 2010

Capodani


Non ho aperto libro oggi, mi faccio schifo da solo.

Stanchezza psicofisica pesante, peso in aumento, volontà azzerata. E' sublimato tutto a Capodanno. Vomitare champagne, che metafora efficace. Qualcosa non quadra, non si sa cosa sia. Nemmeno gli esercizi quadrano. Deve tornare tipo 2 e se ne esce un bel 3000. Nel più ci sta il meno?

Alla radio parlano di un caso "Balloqualcosa". Razzismo negli stadi. Sai che novità. Non l'avevo spenta due anni fa la televisione? Chi c'era a fare pubblicità cellular-idiote quest'anno? Quanti sms ci hanno regalato? E la canzoncina del Bauli era sempre quella? Oggi ho comprato il panettone, Coop però. Euro 2, come le macchine ex ecologiche, ora cessi da rottamare, e la prossima settimana brucio un bel po' di migliaia di euro: una firmetta, e passa la paura. Libertà al sol prezzo di Panda, usata ma tenuta bene. Poi avrò smontato tutto, compresa la lavatrice, per la quale attendo un introvabile pezzo di ricambio.

Ci vorrebbe una macchina per scrivere i pensieri. Dalla testa alla carta, saremmo tutti un libro al giorno. Chi avrebbe più voglia di leggere però? E soprattutto, chi di scrivere con la penna? Sono tornato, questo è certo.

martedì 3 novembre 2009

Berlino


La foglia si fece castagna
e quel genere di fiducia
l'ordine naturale delle cose
ce lo meriteremmo tutti
non solo Berlino

La luna e la pagina
quasi del tutto piene
per questo ed altro
stasera muore una Musa
semplicemente ne faremo un'altra?

lunedì 7 settembre 2009

Fritto misto



Buonasera a tutti. C'è vita qui su Marte, in particolare al sabato sera. Ma che fatica rendervi partecipi, sempre che ancora ci siate siate.

Ri-Capitoliamo:


Capitolo 1, ovvero "delle impressioni"


Alberi, più che altro, tanto vicini da sembrare in casa, e peli, peli dappertutto. Mi spiace, ma non riesco a fermarmi, qualche volta faccio belle soste. Poco nel pubblico, molto nel privato. Grazie.

Capitolo 2, detto anche "le sfighe viaggiano in pulman granturismo, io invece zoppico"

Lesione del menisco mediale legamento crociato, in un estremo tentativo di salvare una palla (che comunque era da tutta un'altra parte) a beach volley. Qui sotto c'erano 20 righe ironiche e divertentissime, la mia estrema difesa. Me le risparmio. Poi si è rotto il motorino, poi la macchina, con loro le mie ferie, alla fine mi sono rotto io, e ho chiesto aiuto.

Grazie. Mamma, cercherò di chiamarti meno spesso Roberta d'ora in avanti, prometto. Babbo Piero, con due chiavi inglesi e cento bestemmie non c'è niente che ti possa fermare, anche se ancora mi spaventi, adesso perchè mi vedo vecchio.

Motorino ripartito, letto rifatto pure con la pieghina in corrispondenza dei cuscini, macchina ancora abbandonata in mezzo ad una rotonda, ma oggi ho fatto un'assicurazione per il traino/auto sostitutiva e prevedo che domani o dopodomani riceveranno una telefonata. Chi l'avrebbe detto?

Capitolo 3, più noto come "corsi e ricorsi storici"

Alla casa sulle montagne è passata S. Assunta, e c'è una precaria al meno a questo mondo. Quel muro, che sembrava bloccasse l'orizzonte, è caduto. Guardo i miei vestiti di due anni fa, e mi domando come fosse possibile cercare di mimetizzarsi con la tappezzeria. Il più bel regalo? La seconda vita. Cosa conta chi l'ha regalata a chi? Domani ti mando un mazzo di fiori al lavoro, che lo sappiano tutti a quanto abbiamo dovuto rinunciare per questo. Mi fai sempre ridere, per questo ti bacio.


Ecco, ed ed è quasi un emozione questo (centesimo, e solo ora me ne accorgo) click.